Rapporto annuale ISTAT 2012, dati sui quali riflettere


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Il 22 maggio l’ISTAT ha pubblicato il Rapporto annuale 2012. Ricco di informazioni interessanti e di dati aggiornati, dipinge in modo completo il nostro Paese.
In particolare ci hanno colpito due tematiche. La situazione demografica e quella del mercato del lavoro per le nuove generazioni.

144 anziani ogni 100 giovani.
Che l’Italia fosse un paese longevo è cosa nota a tutti ma questa caratteristica, negli ultimi vent’anni, si è notevolmente rafforzata. Attualmente si contano 144 persone di 65 anni e oltre per ogni 100 con meno di 15, mentre, solo nel 1992, questa proporzione era di 97 a 100.

La vita media continua ad aumentare: secondo le stime effettuate nel 2011, è arrivata a 79,4 anni per gli uomini e 84,5 per le donne.
Peraltro, il processo di invecchiamento della popolazione è destinato ad accelerare nel prossimo futuro, confermando come questo aspetto strutturale della società italiana vada considerato attentamente per i suoi evidenti effetti sulla crescita e la composizione della spesa previdenziale, sanitaria e assistenziale.

Fonte ISTAT

Il lavoro, poco e sempre più flessibile.
Il lavoro, per le nuove generazioni,  è difficile da trovare. Il tasso di disoccupazione dei 18-29enni, dopo una costante discesa tra il 2000 e il 2007, ha avuto un’impennata nel corso degli ultimi quattro anni raggiungendo, nel 2011, il 20,2 per cento.

Fonte ISTAT

Oltre a ciò, i giovani italiani si devono confrontare con la flessibilità.
Infatti, se negli ultimi vent’anni  il tasso di occupazione è aumentato (+2,4 per cento), tale crescita è stata favorita anche dall’introduzione di forme di flessibilità all’ingresso nell’occupazione. Una grande varietà di fattispecie contrattuali che, al di là delle singole specificità, si caratterizzano per un diverso riconoscimento (spesso ridotto) dei diritti previdenziali derivanti dalla relazione lavorativa. In più, l’utilizzo di contratti di lavoro a termine crea  “buchi” previdenziali, prodotti dai periodi di inattività lavorativa (tra un lavoro e l’altro) dei giovani lavoratori.
In generale, il rapporto ISTAT evidenzia un prolungamento della condizione di temporaneità del rapporto di lavoro.

Fonte ISTAT

In un ottica previdenziale, il forte e costante invecchiamento della popolazione e la contemporanea precarietà dei giovani italiani preoccupano non poco.
Se gli anziani di oggi, grazie ad una previdenza obbligatoria “generosa”, e un percorso lavorativo stabile  sono garantiti, i sempre più numerosi anziani di domani, con un percorso lavorativo instabile e un sistema previdenziale contributivo stanno andando incontro a seri problemi.
Gli italiani, ed in particolare le nuove generazione,  dovrebbero cominciare oggi, a costruire un futuro sostenibile.

I modi per garantirsi un futuro sereno sono  molteplici ma al momento la strada prescelta sembra quella della dea bendata. Infatti, nel 2011 gli italiani hanno speso 24 miliardi, pari a 1.260 euro pro-capite, in giochi e scommesse, contro i 3,7 miliardi investiti nei fondi pensione pari a 664 euro pro-capite.

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Link
Rapporto annuale ISTAT 2012 

 

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  • Gabriele

    Il paradosso insostenibile appare essere questo: le giovani generazioni, con i propri contributi, stanno di fatto finanziando il gettito previdenziale delle generazioni già in pensione. In aggiunta, iniziano a prelevare dalle proprie disponibilità una ulteriore quota di risparmio destinato alla previdenza integrativa/complementare. Con una curva di invecchiamento come quella rappresentata (e reale), sarà realmente una integrazione/complementarietà o la componente previdenziale obbligatoria sarà totalmente “devoluta a sostegno degli anziani”?

    • Dafne

      In realtà la forza della previdenza complementare è proprio quella di essere a capitalizzazione individuale senza alcun meccanismo di ripartizione che finanzia le pensioni altrui (previdenza obbligatoria). Il sistema a ripartizione tuttavia non è di per sè un meccanismo diabolico: è quello più usato in tutte le principali economie (e democrazie oserei dire). Va in crisi nei momenti di scarsa crescita economica e/o inversione dei trend anagrafici (ricorda forse l’Italia?).

      • Team Previdenza

        Si la ricorda. Proprio a causa dei trend demografici e della bassa crescita economica l’Italia è passata ora ad un sistema contributivo. La riforma Monti Fornero, inoltre, vuole porre fine al paradosso di cui parla Gabriele. Infatti, grazie al nuovo sistema, la pensione di ognuno sarà esclusivamente frutto dei propri versamenti. Questo vuol dire che i versamenti delle nuove generazione non andranno più a coprire le pensioni delle generazioni già in pensione. Dal 01/01/2012, non esiste più il sistema retributivo puro, ma tutte le pensioni saranno rapportate alla contribuzione individuale, il paradosso è destinato a finire presto. (Qui un confronto tra i due sistemi di calcolo)