Previdenza, welfare, finanza: è l’ora delle donne


610 visite Nessun Commento

Aumentano le donne che leggono con interesse le pagine economiche dei quotidiani o la stampa specializzata su temi finanziari, che hanno dimestichezza con polizze e mutui e che si ritengono in generale competenti sui temi finanziari. E’ quanto emerge dall‘ultimo Italian AXA Paper “Le sfide della diversità”, che affronta, da diverse angolazioni, il rapporto tra donne e assicurazioni.

Clicca sull'immagine per ingrandire

Questa positiva tendenza verso un maggiore protagonismo nel mondo economico e finanziario viene purtroppo contrastato dalle carenze del welfare pubblico. Lo studio chiarisce che le donne sono già incontrastate protagoniste, ma in un altro campo: quello del Welfare informale. Un Welfamily al femminile, in cui rischiano di essere schiacciate tra l’essere genitori dei propri figli, che hanno sempre più difficoltà a rendersi indipendenti, e genitori dei propri genitori. Proprio questo ruolo di welfare sussidiario a tutto tondo può spiegare parte del dato relativo al tasso di occupazione femminile in età adulta in Italia (46,9%), uno dei più bassi rispetto ad una media UE di 58,2%.[1]

Clicca sull'immagine per ingrandire

Meno lavoro significa anche meno pensione. Una recente analisi ISTAT, ha messo in evidenza come le pensioni pubbliche delle donne siano inferiori rispetto a quelle degli uomini: l’importo medio annuo delle pensioni di titolarità maschile ammonta a 14.001 euro, il 65,3% in più di quello delle pensioni di titolarità femminile, che si attesta a 8.469 euro.[2]
Pensioni che potrebbe essere integrate, ma il tasso di partecipazione alla previdenza complementare delle lavoratrici italiane si attesta a solo il 25,7%. (Gli iscritti di sesso femminile rappresentano il 36 per cento del totale degli aderenti.)
Un dato interessante si registra nelle classi di età più giovani: se solo 9% degli uomini iscritti ad un fondo pensione ha meno di 35 anni, mentre per le donne la cifra raddoppia: circa il 18%. A dimostrazione di una maggiore apertura delle ragazze italiane nei confronti del mondo assicurativo e finanziario.[3]

Una più alta partecipazione delle donne nell’economia italiana avrebbe dei risvolti positivi anche per la tanto ricercata crescita economica. Se l’occupazione femminile in Italia raggiungesse il 60%, il PIL italiano crescerebbe del 7%. Per ogni 100 donne che lavorano, si creano 15 posti di lavoro aggiuntivi nel settore dei servizi.[4]
Per raggiungere questo obiettivo si dovrebbe costruire un welfare della diversità, uscendo dall’informalità di servizi al femminile spesso non riconosciuti, attraverso un’adeguata infrastruttura di welfare pubblico-privato di conciliazione e work life balance.[5]


[3] covip.it/wp-content/files_mf/1337766487RelazioneAnnuale2011.pdf">COVIP, Relazione per l’anno 2011

 

610 visite Nessun Commento