Pensioni, donne penalizzate


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Image Credits Roberto Trm

La grande maggioranza dei pensionati italiani, oltre l’80%, vive con meno di 2 mila euro al mese. E uno su quattro deve accontentarsi di meno di mille euro. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, relativi al 2013, il 41,3% dei pensionati percepisce infatti un reddito da pensione inferiore a mille euro al mese, e il 39,4% si colloca tra i mille e i 2mila.

I redditi da pensione degli italiani, dunque, sono molto modesti. E ancora più bassi sono quelli delle donne, che pure sono la maggioranza dei pensionati italiani (52,9%). In media le loro pensioni sono pari a 13.921 euro all’anno contro i 19.686 degli uomini. Oltre la metà delle donne inoltre (50,5%) riceve meno di mille euro al mese, a fronte di circa un terzo (31%) degli uomini.

I motivi che stanno dietro a questa differenza sono molti, a cominciare dai redditi da lavoro che, come noto, per le donne sono inferiori anche a parità di qualifica. Spesso inoltre le lavoratrici hanno una carriera più discontinua e le interruzioni (dovute alla maternità e alla cura dei figli, ma non solo) pesano anche sulla pensione, perché ad esse corrispondono dei “buchi” nella contribuzione. Attualmente, infine, le donne vanno in pensione a un’età inferiore a quella degli uomini: una situazione che sarà superata solo quando andrà a regime l’ultima riforma delle pensioni.

Le donne dunque, come e forse più degli uomini, dovrebbero prendere più a cuore il tema del loro futuro previdenziale, provvedendo per tempo e con una adeguata pianificazione finanziaria che permetta di arrivare all’età della pensione sapendo che potranno contare su un reddito adeguato.

Intanto le lavoratrici italiane hanno dato una prova, se non altro, di realpolitik, aderendo in massa alla cosiddetta “opzione donna”, che consente di andare in pensione in anticipo, in cambio di una decurtazione non indifferente dell’assegno.

L’opzione, che è una misura temporanea e dovrebbe scadere alla fine del 2015, consente alle donne di andare in pensione a 57 anni di età se dipendenti e 58 se lavoratrici autonome, purché abbiano versato almeno 35 anni di contributi. Il loro assegno però viene calcolato con il metodo contributivo, più penalizzante rispetto al metodo retributivo: in media si può stimare che la rendita risulti inferiore di almeno il 10-15% rispetto all’assegno pieno.

Nonostante questo svantaggio, migliaia di donne (quasi 9 mila soltanto nei primi dieci mesi del 2014) hanno preferito scegliere questa strada. E ha suscitato proteste la chiusura dei termini per presentare la domanda, anticipata dall’Inps di 12 o 18 mesi. Secondo l’istituto per la presentazione delle domande occorre tener contro delle cosiddette “finestre mobili”, il tempo cioè che intercorre tra la domanda e il pensionamento, e che è pari a 12 mesi per le dipendenti e a 18 mesi per le autonome. E quindi il termine del 31 dicembre 2015 andava anticipato rispettivamente di un anno e di un anno e mezzo.

La questione è ancora aperta, e si attende una parola definitiva dal Governo e dallo stesso Inps.


immagine di copertina Roberto Trm

 

 

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  • paola

    Ciao Livia, il patronato mi ha fissato l’appuntamento per inoltrare la domanda di pensione il 27 ottobre 2015. Quanto tempo passera’ per percepire l’assegno?
    Inoltre ho letto che la penale si ridurrebbe del 10% anziché del 25/30% se inoltro la domanda in gennaio 2016. (Nata il 12/11/54 e 38 amni di contributi.
    Gli anni 62 li compiro’ il 12/11/2015 e nel frattempo cosa faccio? Verso i contribiti volontari (con denaro che non)o trovo un lavoro che non mi darà’ mai nessuno. O devo accettare comumque la penale del 20-30%
    Inoltre ho saputo che si potrebbe ricorrere al prestito ponte erogato dall’inps? Grazie

    • Livia Girlando (Team Previdenza)

      Ciao Paola,
      trattandosi di una pensione anticipata decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda.
      Quello che hai letto dovrebbe riguardare una delle ipotesi in discussione da parte del Governo per il 2016 in merito all’Opzione Donna.
      L’attuale Opzione Donna richiede di aver compiuti i 57 anni e 3 mesi di età e di avere 35 anni di contributi ma comporta un passaggio al sistema contributivo e un taglio cospicuo del 25-30% dell’assegno mentre la versione aggiornata in trattativa prevedere la possibilità di anticipare di 3 anni l’uscita rispetto all’età di vecchiaia (62-63 anni con 35 di contributi) con una penalizzazione del 10% circa (3,5% l’anno).
      Occorre verificare nei prossimi giorni le decisioni che prenderà il Governo sull’argomento “Pensioni”.
      Se hai terminato l’attivita’ lavorativa potresti versare i contributi volontari, come indicato nel sito dell’Inps (clicca qui).
      Per quanto riguarda il prestito penso che tu ti riferisca sempre ad una delle proposte in discussione da parte del Governo per poter introdurre flessibilità nel sistema delle pensioni:
      “Prestito pensionistico” – Il prestito pensionistico fu messo in campo dall’ex Ministro del lavoro Giovannini: i lavoratori prossimi alla pensione riceverebbero un prestito di circa 700 euro che restituirebbero, maturati i requisiti per la pensione, con piccoli prelievi mensili. Detta anche “mini pensione”, è una soluzione “low cost”: la stima è di circa 1 miliardo. La critica che gli viene mossa è che si rischia di non risolvere il problema, perché ci sarebbero comunque molte persone che riceverebbero una cifra che non consentirebbe loro di vivere dignitosamente.
      Al momento è solo tra le ipotesi al vaglio e non mi risulta confermata dalle ultime notizie. In proposito clicca qui.
      Un saluto.
      Livia