Italiani “rassegnati” davanti al calo delle pensioni


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learn_to-thinkIndagine Doxa-Centro Einaudi: sono sempre più numerosi coloro che pensano che il loro reddito sarà insufficiente. Ma pochi si informano, e pochi provvedono

La pensione non basterà a garantirmi un reddito sufficiente. A crederlo è un numero crescente di italiani, forse con un eccesso di pessimismo dovuto alle incertezze che le continue modifiche normative hanno creato. Ma questo pessimismo non è sufficiente da un lato a spronare gli interessati a informarsi attivamente su come, quando e con quale rendita previdenziale potranno effettivamente andare in pensione. Né, dall’altro, a convincere chi ne ha effettivamente necessità, a provvedere in concreto, innanzitutto rivolgendosi alla previdenza complementare.

E’ un quadro ricco di contraddizioni quello che emerge dall’ultima edizione dell’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, realizzata dalla Doxa per il Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo, che dedica un ampio spazio al capitolo “gli italiani e la pensione”.

Tutte le forme di risparmio presentano rendimenti e rischi, ricordano gli autori dell’indagine. E la previdenza pubblica non fa eccezione. Con la riforma Dini nel 1995 il sistema italiano ha vissuto la sua vera svolta, con l’adozione del metodo di calcolo contributivo che introduce una maggiore incertezza per quanto riguarda l’entità della futura pensione. Dal sistema retributivo, che calcolava la pensione in base alla media delle ultime retribuzioni percepite, si è passati a un sistema in cui la rendita è funzione al totale dei contributi versati nel corso della carriera lavorativa, ed è diventato più difficile e complesso comprendere quanto si incasserà da pensionati.

I lavoratori, aggiunge l’analisi Doxa, oggi sono esposti anche a un rischio “politico”: ovvero all’eventualità che, in momenti di particolare “stress” per l’economia del paese, chi governa decida di cambiare le regole con cui la pensione viene calcolata e/o erogata. Come per altro più di un governo hanno effettivamente fatto, da ultimo con la riforma Fornero del 2011.

Di fronte a una situazione così complessa e in movimento, ci si potrebbe aspettare una accresciuta ricerca di informazioni da parte degli italiani. Che invece si sono mostrati piuttosto disinteressati alla materia.

Meno della metà degli intervistati da Doxa si sono informati sugli effetti dell’ultima riforma. Circa il 47% hanno cercato di sapere di più su quella che sarà l’età del loro pensionamento e circa il 43% sull’ammontare della futura pensione.

Fra i più giovani (dai 25 ai 34 anni) i non informati superano l’80% sia riguardo all’età della pensione sia riguardo al suo importo, mentre nella fascia tra i 45 e i 54 anni, il 56% del campione si è informato sull’età e il 52% sull’entità della pensione.

Le continue modifiche alla normativa contribuiscono intanto ad aumentare l’incertezza, e questo si riflette sulle aspettative su quello che sarà il reddito al momento della pensione.

Tra il 2007 e il 2015, rileva l’indagine, è aumentata la percentuale di coloro che si attendono un reddito appena sufficiente: da meno di un quarto della popolazione nel 2007 sono saliti all’attuale 37%.

A dare giudizi più o meno negativi, nel 2015, sono circa il 18% degli intervistati (come nel 2007), ma sono calati decisamente i giudizi positivi, passati dal 48% al 35%.

Il peggioramento delle aspettative, secondo i ricercatori, “potrebbe anche derivare da un errore di stima, da parte degli intervistati, dell’assegno pensionistico che li attende”. Il campione degli intervistati però “include situazioni lavorative marginali” che, “se protratte, porterebbero a pensioni molto ridotte; inoltre, il perdurare delle difficoltà economiche, abbinato al forte prelievo obbligatorio a fini previdenziali, che si estende ormai anche al lavoro autonomo, comprime il reddito corrente e rende per molti ancor più difficile l’accesso alla pensione integrativa”.

L’analisi conferma infine come resti ridotta la percentuale di italiani che hanno sottoscritto una forma di previdenza integrativa: in media si tratta di appena il 13%, che sale al 16% nel pieno della vita lavorativa, e al 18% a ridosso del pensionamento (fra i 55 e i 64 anni).

Tra coloro che non sono interessati ad aderire o a incrementare la contribuzione ai fondi pensione, una larga parte (circa il 46%) dichiara di non avere liquidità sufficiente; il dato si mantiene abbastanza stabile in tutte le fasce d’età ma sale a oltre il 47% tra i 45 e i 54 anni e tra gli under 35.

Il risparmio previdenziale degli italiani si muove dunque lungo un sentiero alquanto stretto tra obblighi e desideri”, concludono gli studiosi. “Se da un lato il sistema previdenziale pubblico appare sempre meno in grado, nella comune percezione e forse anche nella realtà, di garantire un sufficiente tenore di vita nell’età anziana, dall’altro questo stesso sistema vincola gran parte dei flussi di reddito delle famiglie, rendendo più difficile un’effettiva diversificazione del risparmio previdenziale e contribuendo, insieme alla compressione del reddito causata dalla crisi, alla difficoltà di affrontare alcuni altri rischi percepiti come rilevanti”.

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