Fondi pensione: arriva il passaporto europeo


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currency-1065208_960_720La Commissione europea punta a realizzare un mercato unico della previdenza individuale, consentendo la distribuzione dei prodotti in tutti gli stati membri e la portabilità delle posizioni da parte dei lavoratori

L’acronimo non è dei più accattivanti, ma le quattro lettere “Pepp” identificano quella che potrebbe essere una delle novità più importanti nel mercato della previdenza integrativa in Europa: significano infatti Pan European Personal Pensions, vale a dire fondi pensione individuali “pan europei”. Si tratta in pratica della creazione di regole comuni per i fondi pensione individuali (i cosiddetti Pip, nel mercato italiano), che consentano ai prodotti di “circolare” liberamente nei paesi dell’Unione. Ciò significa da un lato la portabilità per i lavoratori, vale a dire la possibilità di portare con sé, quando si trasferiscono da un paese all’altro, il proprio fondo pensione, dall’altro la possibilità per i gestori dei fondi di vendere liberamente i loro prodotti previdenziali nei diversi stati membri.

La creazione di un mercato unico europeo per la previdenza complementare è uno degli obiettivi indicati dalla Commissione europea nel suo Piano d’azione per l’Unione dei mercati dei capitali, presentato il 30 settembre scorso. La Commissione intende infatti incoraggiare il risparmio previdenziale dei cittadini europei, e creare un unico mercato nell’Ue in cui i fondi pensione individuali possano circolare liberamente grazie a un “passaporto” che elimini le barriere tra gli stati, favorendo la competizione tra i gestori e la possibilità di scelta dei consumatori.

Oggi l’Ue è un “patchwork” di regole, che impedisce ai gestori dei fondi di operare in chiave europea, e ciò comporta, secondo la Commissione, un incremento dei costi per i cittadini che scelgono di investire nella previdenza privata. Un mercato europeo dei fondi pensione individuali potrebbe inoltre favorire gli investimenti dei gestori istituzionali nell’economia reale dell’Unione.

Il processo non sarà breve, ma molti passi sono già stati compiuti. Lo scorso 5 ottobre, in particolare, l’Eiopa (European insurance and occupational pensions authority), l’autorità di vigilanza europea sul mercato assicurativo e previdenziale, ha concluso le sue consultazioni su un documento predisposto in luglio proprio per preparare l’introduzione dei Pepp.

Il quadro regolamentare proposto dall’Eiopa dovrebbe garantire parità di condizioni (level playing field) tra tutti i fornitori di fondi pensione, e favorire la rimozione delle barriere che ostacolano lo sviluppo dell’attività transfrontaliera, assicurando al tempo stesso un adeguato livello di protezione dei consumatori. I nuovi prodotti si affiancherebbero a quelli già esistenti (come appunto i Pip italiani) che non dovranno dunque subire alcuna modifica per adeguarsi al nuovo standard.

All’inizio del 2016 l’authority comunicherà alla Commissione Ue le proprie considerazioni. E a quel punto si deciderà se procedere con un regolamento europeo, direttamente applicabile in tutti i paesi dell’Unione, o con una direttiva, che comporterebbe tempi decisamente più lunghi, poiché dovrebbe essere recepita da parte dei singoli stati membri.

Uno dei nodi più complessi da risolvere sarà in ogni caso quello fiscale: solo con un’armonizzazione delle norme in materia si potrà avere una vera portabilità dei fondi da un paese all’altro e una loro commercializzazione al di là dei confini. Ma la fiscalità è materia in cui i singoli stati hanno competenza esclusiva: e coniugare queste esigenze di autonomia con l’obiettivo di creare un mercato unico non sarà semplice.

La questione è peraltro di grande importanza. Non soltanto perché il passaporto europeo consentirebbe ai singoli cittadini europei una maggiore possibilità di scelta, e in prospettiva costi minori grazie anche alla maggiore concorrenza e alle economie di scala che potrebbero essere realizzate dai gestori. Ma anche perché è il mercato del lavoro a essere sempre più caratterizzato dalla mobilità. Con sempre maggiore frequenza i lavoratori si spostano all’interno dell’Europa (e non solo) e le carriere professionali si svolgono tra un paese e l’altro, a volte anche all’interno della stessa azienda. Poter contare su un sistema di fondi pensione omogeneo consentirebbe anche di “portare con sé” la propria posizione previdenziale anche quando si cambia paese di attività.

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