Fondi pensioni e assicurazioni sulla vita: costruire pezzetti di certezze in un mondo di incertezze


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sport-1013939_960_720Mi capita spesso, mentre sono in giro con amici o conoscenti, che alla parola “pensione”, venga fuori la battuta tra il serio e il faceto:“Se mai ce l’avremo una pensione!” (da leggere con un prolungamento della voce sulla e di avremo). O, per chi è dotato di un pizzico in più di ironia, la battuta si trasforma in una domanda (retorica) che suona più o meno così: “Ma perché: noi ce l’avremo una pensione?”.

Ma attenzione: il noi non sono solo le persone che conosco tra la Sicilia e Milano. È un noi che ha come confini sì quelli italiani, ma che riguarda tutta quella generazione di 30-40enni che, nonostante svolga lavori differenti, hanno tutti un minimo comun denominatore: il timore che non avranno mai una pensione che possa dirsi davvero tale. Certezze, in un mondo sempre più caratterizzato dall’incertezza, non ce ne sono, ma questa sembra invece esserlo: la “nostra” pensione non corrisponderà a una cospicua parte dello stipendio come è quella dei nostri genitori o dei nonni, ma sarà di gran lunga inferiore. E così, mentre ci arrabbattiamo tra tanti lavori dicendo addio al posto fisso, ma siamo quelli subito pronti a modificare il profilo LinkedIn, non possiamo che guardare ai dati.

Stando alle ultime simulazioni dell’Inps, per esempio, chi è nato nel 1980, nel 2050 avrà una pensione di 1593 euro contro quella media di 1703 euro di oggi percepita da chi è nato nel 1945. Parliamo di lordi e oltre al danno la beffa. Perché, mentre oggi parli con 65enni per lo più in pensione, alla generazione cui appartengo toccherà lavorare fino ai 75 anni per avere… una pensione più bassa del 25%.

Se è vero che del domani non c’è certezza, come diceva Lorenzo il Magnifico, qualcosa comunque si può fare. Forse anche prendendo ad esempio quei “privilegiati” dei nostri genitori che sì viaggiavano meno, compravano meno cose e avevano un’idea di risparmio differente da noi che siamo abituati a cambiare spesso smartphone o a fare più viaggi possibili mentre speriamo di poter comprare una casa, ma erano indubbiamente previdenti.

Nel mio caso ho imparato molto da mio padre e mia madre che, quando ero ancora al liceo, hanno sottoscritto per me un’assicurazione sulla vita. Ovviamente, non mi sembrava un grande affare allora visto che quei soldi erano lì e non si potevano toccare. Quando dopo 15 anni ho deciso di chiudere il contratto, mi sono trovata con qualcosa da parte che mi è stato utile per le spese sostenute e che lo sarà anche in futuro. Un pezzetto di certezza in tanta incertezza.

Ma per uscire fuori dalla mia esperienza personale: costruire piccoli pezzetti di certezza è servito anche al mio amico Luca, 37 anni, di cui 13 nella stessa azienda di software. 6 anni fa mi disse che voleva mettere il suo TFR in un fondo pensione. Ai tempi, Luca che di anni ne aveva 31 e quasi ogni sera andava a dormire alle 3, mi sembrava la persona meno adatta a fare ragionamenti simili (o forse lo ero io?) e l’avevo rimproverato “Ma così se dovessi lasciare il lavoro, non vedresti niente di quanto accumulato!”. Luca oggi vive una situazione difficile perché l’azienda ha dichiarato fallimento e gli ultimi stipendi e le ferie non godute traballano, ma ha una sola certezza: “Ho vissuto questi anni costruendo qualcosa per il mio futuro e così posso dedicarmi con più tranquillità al presente e alla ricerca di lavoro. Il mio TFR (comunque garantito dallo Stato, ndr) quando arriverà andrà sul mio fondo, né più né meno di quanto avveniva prima”.

Certo, c’è da dire che Luca fa colloqui a destra e a manca (il settore informatico ha un placement diverso rispetto ad altri) e deve solo scegliere quale sarà la sua prossima azienda, ma nel frattempo  si è costruito un pezzetto di domani. E lo ha fatto senza fare grandi rinunce e e continuando a fare i  suoi viaggi e le sue uscite.

La storia di Luca insegna che la previdenza non è mai troppa quindi ecco qualche consiglio pratico:

  • Vivere alla giornata va bene e anche risparmiare per quel viaggio a New York o per la prossima estate, ma così come viene detto nel mondo del lavoro anche nel risparmio “cerca di avere una visione di te stesso”. Un po’ come nel mondo del lavoro, ossia come immagini la tua vita tra 20 anni o anche più in là. Non devi rinunciare a una cosa o all’altra, ma puoi mettere da parte dei soldi che sai non spenderai a breve.
  • Prima di scegliere dove investirli, fai un’analisi della tua situazione lavorativa attuale e delle spese fisse che hai ogni mese e stabilisci qual è la cifra di cui potresti fare a meno e che dunque potresti investire;
  • Scegli cosa è più adatto a te, in base alla flessibilità, e a cosa pensi di fare nel breve termine, senza appunto, come dicevamo sopra, dimenticare la “visione di te stesso”.

Hai altri suggerimenti? Hai provato a costruire già “pezzetti di certezze”? Raccontacelo nei commenti qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

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