Nuove generazioni e pensioni


308 visite Nessun Commento

laughter-775062_960_720“Non ho l’età…” come cantava Gigliola Cinquetti anni fa potrebbe essere il motto associato alla mentalità diffusa in questi anni.

Gli “adultescenti”, adulti con comportamenti da teenager sono sempre più numerosi.

L’adolescenza non è più solo una fase della vita, scandita cronologicamente, ma è una mentalità, un modo di vestirsi, di atteggiarsi, un insieme di interessi e di aspettative che supera la giovinezza e in alcuni casi non termina più.

Padri e madri che faticano a fare i genitori. Ragazzi che non si prendono responsabilità nonostante siano usciti velocemente dall’infanzia.

Il risultato è una confusione di generazioni. Come sostenuto dallo psicanalista Massimo Ammaniti nel suo saggio “La famiglia adolescente” (Laterza).

Da un sondaggio dell’Osservatorio europeo sulla Sicurezza è emerso che il 19 per cento degli italiani pensa che la giovinezza possa durare anche oltre i 60 anni; il 45 per cento che finisca tra 50 e 60 anni.

Non è un Paese per giovani. Ma, a quanto pare, neppure per vecchi.

Considerazione apparentemente in controtendenza con i dati statistici resi noti dall’Istat (Report sugli indicatori demografici 2015) che hanno evidenziato un’Italia sempre più “vecchia” caratterizzata da nascite notevolmente ridotte.  Il numero di nuovi nati ha toccato il minimo dall’Unità d’Italia, mentre l’età media è balzata in un anno di due decimi a 44,6 anni. E nel nostro Paese gli over 65 sono ben oltre un quinto della popolazione: 13,4 milioni pari al 22% degli italiani.

Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna. L’età media delle madri al parto sale nel frattempo a 31,6 anni. I morti sono stati 653 mila nel 2015, 54 mila in più dell’anno precedente (+9,1%). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. Il saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) scende così ulteriormente a -165 mila.

Nel 2015 la popolazione residente in Italia si è ridotta di 139mila unità (-2,3 per mille). Diminuisce anche la speranza di vita alla nascita. Per gli uomini si attesta a 80,1 anni (da 80,3 del 2014), per le donne a 84,7 anni (da 85).

istat

 

 

 

 

 

 

 

Una tendenza, quella dell’invecchiamento della popolazione, che pone sfide e problemi di natura economica, politica e sociale, destinati a ricadere proprio sulle spalle dei più giovani. Il primo fra questi è la sostenibilità del sistema pensionistico in un Paese in cui il ricorso alla previdenza complementare è meno diffuso che altrove.

E’ tuttavia interessante notare, come rilevato da Mefop (Società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione), che tra i sottoscrittori l’86% è attualmente soddisfatto del proprio fondo pensione.

Un importante passo avanti è stato compiuto in questi ultimi anni per sensibilizzare e fare più luce sulla situazione previdenziale. Nel 2014 il  Mid Term Report n. 9 del Mefop  avente ad oggetto “La previdenza complementare, cosa ne pensano i lavoratori” aveva evidenziato una conoscenza superficiale sulla materia. La ricerca rimarcava infatti una situazione di crescente conoscenza delle principali novità emerse a seguito delle riforme sulla previdenza pubblica che, tuttavia, non andava oltre alcune nozioni generiche. Infatti, quando si passava dal piano generale a quello individuale emergevano lacune diffuse (in particolare sulla comprensione degli effetti del metodo di calcolo contributivo per la determinazione dei futuri trattamenti pensionistici). La conseguenza immediata era una non ancora nitida percezione del bisogno di integrazione del gap previdenziale. I lavoratori richiedevano un maggiore livello di informazione erogato particolarmente dai soggetti istituzionali (Inps, Casse di previdenza, Ministero del Lavoro).

Dal 2015 l’Inps ha permesso di accedere sul proprio sito web oltre che alla propria situazione contributiva anche ad un simulatore “La Mia Pensione” che effettua una personale previsione pensionistica e da fine Aprile 2016, sta iniziando ad inviare a oltre 7 milioni di italiani (dipendenti privati in attività) che non avevano richiesto il Pin per la consultazione online, una busta arancione cartacea contenente una comunicazione semplice e immediata che indica la data di accesso alla pensione, l’importo della pensione che riceverà il lavoratore, il famoso tasso di sostituzione, vale a dire quanto mancherà, in percentuale, nella pensione, rispetto all’ultimo stipendio.

Vi suggeriamo pertanto di effettuare la simulazione online o di prendere atto di quanto riportato nella propria busta arancione per capire l’entità dell’eventuale gap da colmare senza ritenere di essere troppo giovani per pensare al proprio futuro pensionistico.

 

308 visite Nessun Commento