Libertà, anticonformismo e impresa


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La cultura come patto intergenerazionale per il rilancio del Sud

Il caso più famoso è senza dubbio quello Francesco Giubilei, il più giovane editore d’Italia che a soli 23 anni ha creato, grazie alla tecnologia, una casa editrice storica, in terra di Cesena. Un’impresa che sulla carta pareva destinata al fallimento, e che invece il giovane imprenditore ha dimostrato di poter vincere scommettendo su una certa idea di cultura ma soprattutto sul patto generazionale, sulla capacita dei giovani di far tornare nel circuito economico anche professionalità over 50, che potevano essere escluse dalla trasformazione del mercato del lavoro.

“Senza il web e il mondo digitale aprire una casa editrice per me non sarebbe stato possibile”, ha sempre dichiarato Giubilei, che assieme a socio Giorgio Reggiani ha trasformato un sito in una rivista e poi in un editore che in poco più di dieci anni ha collezionato un catalogo di 150 titoli.

Quello di Giubilei, cesenate, non è però l’unico caso d’impresa che grazie alla tecnologia, la cultura e un’inedita alleanza generazionale riesce a imporsi. Al sud c’è infatti la storia di Rubettino, la casa editrice di Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, che resta il vero prototipo delle start up culturali italiane quando ancora questa parola neppure esisteva. Grazie a un’intuizione fulminante, ma soprattutto a una determinazione d’acciaio, nel 1972, a Soveria Mannelli, in Calabria, Rosario Rubettino rivoluziona una piccola tipografia in una vera e propria casa editrice dedicata alle scienze sociali, e soprattutto ai temi liberali, che nell’Italia di allora sono ancora in gran parte sconosciuti. A questa, Rubettino affianca i servizi di un’azienda tipografica modello, che negli anni diventa un punto di riferimento capace di offrire servizi di stampa a molte case editrici nazionali, oltre a rappresentare un caso di inversione di tendenza culturale ed economica, che tramite metodologie tecnologiche d’avanguardia e la traduzione concreta dei principi che i volumi di Mises, Hayek, Popper divulgano, crea ricchezza, posti di lavoro e sinergia generazionale over 50. Principi che tutti gli imprenditori conoscono bene, ma che nella società italiana non hanno goduto di fortuna. Una volontà che attira l’attenzione e la passione di un gruppo d’intellettuali d’avanguardia, da Dario Antiseri a Lorenzo Infantino, da Massimo Baldini a Sergio Ricossa. Con la loro partecipazione, Rubettino inaugura nel profondo Sud la “Biblioteca austriaca”, una collana che per la prima volta inizia a proporre in Italia i classici del pensiero liberale, che in un breve volgere di stagioni pone Rubettino al centro del dibattito e dell’attenzione europei. Oltre a questo compito che pareva impossibile, negli anni la casa editrice di Soveria Mannelli è riuscita a dar voce anche ad altri tipi di autori e riflessioni, che si situavano fuori dal circuito ufficiale, che rendevano giustizia al mercato e le sue ragioni e riportavano all’attenzione culture marginali o ingiustamente dimenticate. Riuscendo a coprire un vuoto culturale, il lavoro di Rosario Rubettino e dei suoi eredi ha dimostrato non solo che la cultura può creare occupazione, ma soprattutto che può fare sinergia generazionale al sud, un territorio che la vulgata vorrebbe poco vocato all’imprenditoria e soprattutto a un pensiero di collettività economica.

Non è l’unico caso d’impresa capace di fare sistema al Sud, offrendo, attraverso la cultura, un nuovo patto generazionale tra giovani e meno giovani. Nella stessa direzione, sebbene in un segno e una dimensione diversa, è andata Settecolori, la casa editrice fondata da Pino Grillo nel 1978 ispirandosi al titolo del romanzo più noto di Robert Brasillach, scrittore francese della prima metà del Novecento divenuto famoso non per l’elogio della gioventù e del patto generazionale, che furono i suoi temi portanti, ma per le posizioni politiche non allineate al pensiero dominante dell’Occidente che viveva la fine della Belle Epoque. La lezione di Rubettino e Settecolori dimostra come, anche in epoca di digital transition, sia possibile creare occupazione e sinergie tra giovani e over 50, attraverso la cultura.

 

 

 

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