La Previdenza Complementare – Analisi dei principali dati statistici


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La Previdenza Complementare in Italia cresce costantemente dal punto di vista delle nuove adesioni, del patrimonio gestito e dei rendimenti: è quanto emerge dall’ultimo aggiornamento dei principali dati statistici riferiti al 31 dicembre 2016 pubblicato dalla COVIP (Commissione Vigilanza sui Fondi Pensione).

I trend di crescita dimostrano che sempre più persone hanno acquisito consapevolezza della necessità di costruire una pensione integrativa per colmare le lacune di cui soffre quella obbligatoria.

Con l’attuale sistema pensionistico, riformato radicalmente a partire da metà anni novanta e tutt’ora soggetto a continue rivisitazioni,  si rende necessaria una Pensione Complementare, sia perché quella di base probabilmente non ci garantirà una tranquillità economica accettabile, sia perché i numerosi vantaggi fiscali, di fatto, rendono questo tipo di investimento tra i più vantaggiosi e sicuri del mercato.

 

Iscritti

Il numero degli iscritti in Italia alla Previdenza Complementare alla fine del 2016 è di circa 7,8 milioni, con un aumento del 7,7%, rispetto alla fine del 2015 e un aumento netto di 557 mila aderenti.

I fondi negoziali hanno avuto un incremento di 177 mila iscrizioni, con una variazione rispetto al 2015 del 7,3%, arrivando al 31 dicembre 2016 a quasi 2.597 milioni. Tale incremento è stato in parte condizionato dal meccanismo di adesione contrattuale dei lavoratori del settore edile, varato nel 2015, che rende automatica l’iscrizione ai fondi pensione di riferimento di tutti i dipendenti di questo comparto.

I fondi pensione aperti hanno registrato una crescita di 108 mila iscrizioni, un aumento percentuale rispetto al 2015 del 9,5%, raggiungendo circa 1.259 milioni di adesioni.

I nuovi Piani Individuali Pensionistici (PIP) sono incrementati del 10,5%, arrivando a fine 2016 a 2.867 mila unità, con  un incremento netto rispetto all’anno precedente di 271 mila unità.

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Nel 2015, su un numero potenziale di unità pari a  25,5 milioni (forze lavoro, che comprendono occupati e persone in cerca di occupazione), il tasso di adesione alla previdenza complementare si è attestato al 28,3% (tale dato non è ancora disponibile per il 2016).

In rapporto al totale degli occupati, il tasso di adesione è del 32,2%  (il 37,9% tra i lavoratori dipendenti privati, con valori più elevati nel caso di lavoratori di imprese di media e grande dimensione).

Nel 2015, inoltre, si osserva che solo il 16% delle forze di lavoro con meno di 35 anni è iscritto a una forma pensionistica complementare,  mentre il tasso di adesione è pari al 24% per i lavoratori di età compresa tra 35 e 44 anni e al 31% per quelli tra 45 e 64 anni. L’aderente-tipo alla previdenza complementare è un lavoratore maturo, quindi, con un’età media di 46,2 anni, rispetto ai 42,6 anni di media della forza lavoro nel suo complesso.

Da un punto di vista geografico, i tassi di adesione sono più elevati nel Nord Italia, con una media del 30%, mentre calano al 25% nel Centro-Italia e al 18% nel meridione.

 

Risorse in gestione

Il patrimonio gestito dalle forme di previdenza complementare ammonta a 149 miliardi, con un aumento del 6,3% da fine 2015. Nel dettaglio, 45,9 miliardi sono gestiti dai fondi negoziali, con una crescita dell’8%, 23,8 miliardi è la quota riferita ai nuovi PIP (incremento 18,8%) e 17 miliardi le risorse per i fondi aperti con un incremento annuo del 10,8%.

 

Rendimenti

I rendimenti della Previdenza Complementare nel 2016 sono stati positivi per tutte le tipologie dei fondi.

Nello specifico i fondi negoziali hanno avuto un rendimento del 2,6%, i Fondi Pensione Aperti hanno registrato un rendimento del 2,2%, mentre quello dei nuovi PIP ha raggiunto il 3,6% (dato riferito ai soli PIP Unit Linked senza contare le gestioni separate, il cui dato non è disponibile).

Quindi la Previdenza Complementare ha ampiamente superato la rivalutazione nel periodo del TFR lasciato in azienda che si è fermata all’1,5% per via dell’assenza di inflazione (il TFR in azienda si apprezza dell’1,5% fisso all’anno più il 75% dell’inflazione Istat).

All’interno di ciascuna delle diverse tipologie di forma pensionistica i risultati più elevati si sono avuti nelle linee a maggior contenuto di azioni, mentre i rendimenti delle linee obbligazionarie e garantite hanno subito l’effetto della riduzione dei corsi dei titoli di debito, registrando comunque nella media dell’anno un risultato positivo.

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Nota: I grafici sono stati da noi realizzati su dati COVIP.

Tali dati mostrano come la Previdenza Complementare sia in costante crescita e sia uno strumento affidabile, redditizio e sicuro tuttavia ancora molte persone, specialmente giovani, hanno scelto di non aderirvi e, anche inconsapevolmente, di non sfruttare gli indiscutibili vantaggi che arreca.

 

 

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