Quando andrò in Pensione?


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Quando andrò in pensione?” questo è quello che si chiedono e domandano la maggior parte degli italiani in questo periodo. Le diverse modifiche legislative che si sono susseguite nel corso degli anni rendono sempre più difficile dare una risposta certa.

In passato era sicuramente più facile andare in pensione, ma nel corso del tempo diverse cause hanno portato a rivedere quelle che erano le regole del sistema: il calo demografico (troppo pochi lavoratori per finanziare troppi pensionati), le crisi e la carenza di produttività (i lavoratori non producono abbastanza per poter sostenere sé stessi ed i pensionati).

Per questo, a partire da metà anni ’90, si è passati dal sistema retributivo a quello contributivo, la differenza di base tra i due sistemi è che nel retributivo la pensione viene calcolata in misura percentuale, in rapporto alla media di retribuzione percepita durante gli ultimi anni di lavoro. Nel sistema contributivo, invece, il calcolo viene fatto basandosi esclusivamente sull’ammontare totale dei contributi versati nell’arco dell’attività lavorativa.

Successivamente, la Riforma Fornero ha innalzato l’età pensionabile, stabilendo i requisiti di pensionamento in base all’età anagrafica attraverso un meccanismo di adeguamento periodico in funzione delle statistiche sulla speranza di vita.

 

Pensione di vecchiaia

Nel 2018 il limite di età per la pensione di vecchiaia rimane a 66 anni e 7 mesi. L’unica novità riguarda le lavoratrici donne, dipendenti e autonome, che fino a dicembre 2017 potranno lasciare il lavoro rispettivamente a 65 anni e 7 mesi di età (dipendenti) e 66 anni e 1 mese (autonome). Dal 2018 saranno uniformate agli uomini e ci sarà un’età pensionabile unica per tutte le tipologie di lavoratori.

Oltre al limite di età è prevista una contribuzione minima di 20 anni. I lavoratori che hanno iniziato a contribuire dal 1° gennaio 1996 (sistema contributivo), per conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia, oltre alla presenza del requisito contributivo di 20 anni e al raggiungimento di una determinata età anagrafica, come sopra descritto, devono ulteriormente soddisfare il requisito di avere un importo della pensione superiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale. Altrimenti, possono accedere al trattamento di vecchiaia al compimento di 70 anni e 7 mesi di età con almeno 5 anni di contribuzione (obbligatoria, volontaria e da riscatto, con esclusione della contribuzione accreditata figurativamente a qualsiasi titolo, a prescindere dall’importo della pensione).

L’aspettativa di vita porterà l’età pensionabile a 67 anni nel biennio 2019-2020. Anche il requisito anagrafico dei 70 anni e 7 mesi è soggetto agli adeguamenti in materia di stima di vita (nel periodo 2019-2020, aumenterà a 71 anni).

 

Pensione anticipata

Con la pensione anticipata che non considera l’età anagrafica, nel 2018  sarà possibile andare in pensione, con una contribuzione minima di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne. Tali requisiti si applicano indistintamente ai lavoratori dipendenti, agli autonomi nonché ai lavoratori del pubblico impiego. Per i lavoratori precoci (che hanno 12 mesi di contribuzione prima del compimento del 19esimo anno) e i lavoratori gravosi (clicca qui per maggiori dettagli) è prevista una contribuzione minima di 41 anni.

Dal 2019 è previsto un ulteriore adeguamento alla speranza di vita che aumenterà le suddette soglie di 5 mesi.

 

APE

Se si vuole anticipare ulteriormente l’età pensionabile nel 2018 si potrà richiedere l’APE, Anticipo Pensionistico, ossia la possibilità di lasciare il lavoro al massimo tre anni e 7 mesi prima rispetto a quanto previsto per l’accesso alla pensione di vecchiaia. Le diverse tipologie di APE volontaria e sociale, presentano requisiti e modalità di richiesta differenti tra loro. Possono usufruire dell’Anticipo Pensionistico i dipendenti pubblici e privati e i lavoratori autonomi di 63 anni di età, a cui manchino non meno di 6 mesi o non più di 3 anni e 7 mesi dalla pensione di vecchiaia, con un numero di anni di contributi che varia in base alla tipologia di Anticipo richiesto: 20 anni per l’APE volontaria e 30/36 per l’APE sociale. (vedi i nostri post Ape volontario e Ape sociale).

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  • Livia Girlando-Team Previdenza

    ciao Roberto,
    con la pensione anticipata che non considera l’età anagrafica, nel 2018 sarà possibile andare in pensione, con una contribuzione minima di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
    Quindi sulla base della situazione da te descritta potrai andare in pensione nel 2018.
    Per una maggiore certezza puoi rivolgerti all’Inps che ha il dettaglio della tua posizione.
    un saluto
    Livia