Fondi pensione europei, ecco cosa sono i Pepp


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La situazione varia a seconda dei Paesi ma tutti si trovano in qualche modo a dover gestire il tema della sostenibilità dei sistemi di previdenza pubblica.

Per questo si ricorre alle forme di previdenza complementare: prodotti pensionistici sottoscritti volontariamente dai singoli cittadini, che potrebbero avere un ruolo decisivo nell’integrare le entrate previdenziali.

Per incentivare il risparmio previdenziale e incoraggiare la nascita di un mercato dei capitali a livello europeo, la Commissione Europea ha presentato lo scorso giugno una proposta di regolamento – attualmente in fase di valutazione – per la creazione di un prodotto pensionistico paneuropeo ad adesione individuale: PEPP, acronimo di Pan-European Personal Pension product, che si affiancherebbe ai prodotti previdenziali già esistenti a livello nazionale. In pratica si tratterebbe di una sorta di PIP europeo.

Tra gli obiettivi essenziali dei PEPP – e più in generale della creazione di un mercato unico delle pensioni individuali – c’è quello di favorire la concorrenza tra i fornitori, a beneficio dei risparmiatori.

Questo porterebbe evidenti vantaggi ai cittadini europei in termini di costi ridotti, scelta più ampia e portabilità delle pensioni.

I PEPP potranno essere offerti da banche, assicurazioni, società di gestione, imprese di investimento e fondi pensione occupazionali, mentre potranno sottoscriverli lavoratori autonomi e dipendenti, ma anche studenti o disoccupati. In Italia andranno ad aggiungersi ai prodotti previdenziali individuali già esistenti: fondi pensione aperti, ai fondi negoziali e ai PIP, i piani previdenziali assicurativi.

A calcolare il possibile impatto delle nuove misure è stato Ernst and Young per conto di Bruxelles. Se oggi il mercato della previdenza integrativa nella Ue vale circa 700 miliardi entro il 2030, l’introduzione dei Pepp potrebbe liberare risorse per circa 2.100 miliardi.

I PEPP verrebbero istituiti tramite lo strumento del regolamento, immediatamente applicabile in tutta l’Unione Europea: non sarà necessario dunque che ogni singolo Stato recepisca la normativa, come succede per le direttive. Questo da una parte accelera i tempi, ma dall’altra, nota COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), lascia poco spazio per adeguare la normativa a livello nazionale.

Il relatore della bozza di regolamento per l’istituzione dei Pepp  ha presentato il draft report contenente le proposte di emendamenti che dovranno essere valutati dal Comitato Affari Economici e Monetari del Parlamento UE (Econ Committee). In un documento separato ha inoltre presentato alcune raccomandazioni in materia di fiscalità (Fonte Mefop). Nel dettaglio si suggeriscono tre possibili approcci. Il primo è quello individuato dalla Raccomandazione della Commissione UE (i Pepp dovrebbero beneficiare degli stessi incentivi fiscali previsti per i prodotti ad adesione individuale nazionali, anche se le specifiche regolamentazioni non sono perfettamente omogenee), il secondo approccio dovrebbe prevedere la previsione di uno specifico regime fiscale per i Pepp definito in specifici accordi tra gli Stati membri, il terzo prevede una agevolazione per i sottoscrittori da corrispondere in cifra fissa o in percentuale. Ulteriori emendamenti al testo del regolamento potranno essere presentati entro il prossimo 24 aprile; il voto dell’Econ Committee è previsto per l’11-12 luglio e la plenaria del Parlamento UE voterà il provvedimento a settembre. A seguire inizieranno le negoziazioni trilaterali (Parlamento UE, Consiglio UE, Commissione UE) che dovrebbero concludersi entro fine 2018 con la definitiva approvazione del regolamento.

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