Pilastri previdenziali

Voce creata da Marco Lo Conte


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Definizione semplice

“Non mettere tutte le uova nello stesso cestino”. Il proverbio contadino si applica perfettamente alle necessità del’economica e della finanza: discipline che la previdenza utilizza per mettere a frutto i risparmi dei lavoratori. Per costruirsi una pensione dignitosa ma che allo stesso tempo sia più protetta dai rischi che colpiscono i mercati, la politica, la longevità e quant’altro, è opportuno diversificare il più possibile la propria fonte di reddito futura: quando da anziani raccoglieremo il frutto dei nostri risparmi. Per questo è utile affiancare a una contribuzione pensionistica obbligatoria, un risparmio destinato innanzitutto a un fondo pensione di secondo pilastro, non disdegnando di integrare la propria posizione aderendo a strumenti assicurativi che permettano di colmare gli eventuali “buchi” nelle garanzie. Per esempio quelle che riguardano le coperture dei familiari oppure il rischio di non essere autosufficienti, al momento del pensionamento. Inoltre, i due pilastri sono legati a meccanismi di rivalutazione differenti: l’Inps rivaluta i contributi in base alla crescita del Pil nazionale mentre i fondi pensione investono sui mercati finanziari internazionali: Italia compresa, ovviamente. Ciò consente di compensare almeno in parte le problematiche che dovessero capitare a uno strumento, grazie alle caratteristiche dell’altro. Perché, come la cultura contadina ha tramandato per secoli, è l’unione di caratteri differenti che fa la forza.

Facciamo un esempio

Un quarantenne oggi va incontro a percepire una pensione di primo pilastro pari a due terzi dell’ultimo reddito. Se decidesse di integrare questa rendita aderendo da oggi a un fondo pensione, questo 66% salirebbe al 80%; se l’adesione fosse iniziata tre anni prima il tasso di sostituzione stimato salirebbe all’83%.

Descrizione tecnica

I sistemi previdenziali europei poggiano su una pluralità di pilastri: il supporto offerto da un sistema pubblico obbligatorio di primo pilastro, innanzitutto, poi un sistema complementare non di rado obbligatorio o comunque fortemente incentivato offerto dai fondi pensione e infine un sistema di strumenti che integrano le scelte dei primi due pilastri con coperture in genere assicurative che coprono i “buchi” lasciati dai due precedenti strumenti. Una tripartizione che consente di diversificare le fonti di reddito in età anziana e che può essere integrata ulteriormente da ulteriori forme di risparmio. Questo schema di base è declinato in forme differenti, paese per paese. In Italia, ad esempio, abbiamo un primo pilastro pubblico, l’Inps, particolarmente generoso se confrontato con quello di altri paesi europei; a esso si affianca un sistema complementare che vede nella stessa categoria ma in competizione tra di loro fondi pensione di natura collettiva o negoziale e strumenti individuali e assicurativi. La scarsa adesione dei lavoratori italiani a strumenti di secondo pilastro fa mancare ad ampie fasce della popolazione una forma di protezione ulteriore per la salute economica degli italiani anziani, ossia la diversificazione. Questo principio fondamentale dell’economia e della finanza si traduce, in previdenza, in una diversificazione di funzionamento dei pilastri previdenziali: a fronte di un primo obbligatorio pubblico a ripartizione e, fino a poco tempo fa, regolato da un sistema retributivo, il secondo pilastro integra con un sistema a capitalizzazione individuale, che funziona secondo il sistema contributivo. Poter contare su diversi salvadanai, ossia i pilastri previdenziali, consente di costruire una posizione pensionistica diversificata e quindi meno esposta ai rischi provenienti dai mercati finanziari, dalle dinamiche demografiche o per scelte poco oculate della politica.

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Glossario

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