Sistema contributivo

Voce creata da Marco Lo Conte


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Definizione semplice

Pensioni d’oro, rendite stellari, privilegi. Le cronache talvolta riferiscono di casi estremi che in quanto tali fanno notizia e che spesso incutono in chi le legge una percezione di ingiustizia sociale, rispetto alla propria posizione pensionistica. Meglio sarebbe, dice l’opinione corrente, che ciascuno incassasse una pensione commisurata a quanto ha versato veramente, piuttosto che in base a leggi e leggine che sembrano scritte ad hoc per qualche potente di turno.

Il sistema contributivo funziona esattamente in questo modo. E proprio per sanare le piccole ma numerose posizioni privilegiate che la politica ha reso possibile negli ultimi decenni che la riforma Monti-Fornero del Natale 2011 ha accelerato l’entrata in vigore di questo meccanismo per la determinazione della pensione degli italiani. In buona sostanza il sistema contributivo prevede che i contributi versati negli anni vengano rivalutati secondo un numero, ottenuto dalla media del Pil italiano degli ultimi cinque anni. La somma ottenuta, detta montante finale, viene moltiplicata da un “coefficiente di trasformazione”, ossia una percentuale che viene calcolata in base all’aspettativa di vita media della generazione cui appartiene un dato lavoratore. In questo modo chi più ha versato più otterrà di pensione; e viceversa chi avrà versato di meno avrà una pensione più bassa.

Il sistema retributivo, che quello contributivo ha sostituito, poggiava invece su una sorta di solidarietà tra generazioni: i giovani pagano per gli anziani, in buona sostanza. Un meccanismo che si è mantenuto in equilibrio finché, negli anni 70, è iniziato un progressivo declino demografico e un’evidente difficoltà a finanziare le prestazioni dei pensionati con i sempre più esigui contributi dei sempre meno numerosi giovani. A differenza del sistema retributivo, quello contributivo ha quindi un vantaggio: non ha bisogno di essere alimentato dai versamenti delle generazioni successive. Garantito il principio di equità, resta da colmare quello di adeguatezza: non sempre le prestazioni sono generose, come accadeva con quelle retributive (che erano a volte ricche proprio perché finanziate da altri…). Per questo è necessario che i singoli lavoratori si facciano carico del loro futuro di lungo termine, appena entrati nel mondo del lavoro, impostando un piano previdenziale che costruisca, anno dopo anno, la propria pensione. In caso, aderendo a strumenti previdenziali integrativi come fondi pensione o coperture assicurative.

Descrizione tecnica

I sistemi previdenziali, dice l’Ocse, devono essere adeguati e stabili: devono cioè garantire prestazioni coerenti con le necessità dei pensionati e allo stesso tempo devono potersi reggere sulle proprie gambe, senza dover necessariamente ricorrere a influssi dalla fiscalità generale per le necessità di cassa. Secondo quest’ultimo principio che sin dagli anni 90 diversi paesi europei, e tra questi l’Italia, hanno sostituito o iniziato a sostituire i sistemi retributivi con quelli contributivi: i primi erano particolarmente generosi ma si basavano su una costante crescita della forza lavoro, per sostenere questa generosità; il secondo invece ha il merito di non far leva sui contributi di altri soggetti ma solo su quelli dell’assicurato. Per questo l’entrata in vigore del sistema contributivo è stata accelerata dalla riforma Monti-Fornero del Natale 2011, consentendo di ridurre l’aggravio futuro di oneri per lo Stato. Il sistema contributivo prevede una determinazione di calcolo delle prestazione basata sull’intera vita assicurativa di un individuo; si basa sulla somma dei contributi versati durante l’intera vita lavorativa moltiplicata per la variazione media quinquennale del prodotto interno lordo, determinata dall’Istat. Al risultato va applicato un coefficiente di trasformazione, ossia un dato che viene periodicamente definito in base all’aspettativa di vita della generazione, cui appartiene un lavoratore. In questo modo il sistema contributivo non si alimenta né con la contribuzione di altri soggetti né della fiscalità generale ma solo con quella dell’individuo interessato. Non casualmente la prestazione finale risulta in genere inferiore a un’analoga posizione calcolata secondo il sistema retributivo. Ma a differenza di quest’ultimo è più stabile.

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