Tasso di sostituzione

Voce creata da Marco Lo Conte


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Definizione semplice

Capire quanto si percepirà di pensione, una volta smesso di lavorare, è fondamentale per poter affrontare il futuro con consapevolezza e serenità. Ma come valutare il dato che ci può venire fornito dal nostro ente previdenziale? Conoscere l’ammontare in euro della pensione che percepiremo magari tra parecchi anni può non rappresentare un’informazione utile alla giusta comprensione: quale sarà il potere d’acquisto di quella cifra in futuro? L’inflazione, in altre parole, quanto eroderà il valore reale dei miei risparmio previdenziali? Per sfuggire da questi dilemmi si utilizza un’altra modalità per fotografare il valore della nostra pensione futura: il tasso di sostituzione. Si tratta di una proporzione tra la prima rendita pensionistica e il nostro ultimo stipendio. Maggiore sarà il rapporto tra il primo fattore e il secondo e minore sarà l’impatto del momento del pensionamento sulle nostre tasche.

Facciamo un esempio

Un quarantenne oggi va incontro a un tasso di sostituzione netto vicino al 62%; un collega di vent’anni di più anziano, che svolge la stessa attività, a pari condizioni, si avvia a incassare una rendita pari al 75% dell’ultimo stipendio. Grazie a queste proporzioni percentuali, entrambi i lavoratori dispongono di una misura che calcola l’impatto del pensionamento sulle sue entrate, nel delicato momento della fine del lavoro. E di conseguenza sul suo stile di vita.

Descrizione tecnica

Per tasso di sostituzione si intende il rapporto definito in termini percentuali tra la prima rendita pensionistica e l’ultimo reddito di un lavoratore. La percentuale mette in rapporto due valori definendone la proporzione, in modo da consentire al lavoratore stesso di poter interpretare l’impatto che avrà la quiescenza sul proprio stile di vita, e considerare di conseguenza le eventuali necessità di integrazione tramite strumenti previdenziali di secondo o terzo pilastro.
I due  valori, nel caso in cui si stiano facendo delle simulazioni, sono entrambi stimati: per definire l’ultimo reddito prima del pensionamento di un lavoratore si effettua una stima il tasso di crescita dello stipendio del lavoratore nell’arco degli anni che lo separano dall’ultimo giorno di lavoro; per avere una percezione definita di questo valore è opportuno sottrarre a questo valore l’incidenza dell’inflazione, nello stesso periodo. La stima della rendita (in sistema contributivo, col tempo sempre più preponderante), invece, si ottiene, ipotizzando il montante finale dei contributi accantonati durante la fase lavorative, rivalutati periodicamente, e moltiplicando il montante finale per i coefficienti di conversione, basati sulle aspettative di vita della coorte o generazione, cui appartiene il lavoratore.

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Glossario

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